LA STORIA DI UN TERRITORIO

FLORAMIATA ha alle spalle una storia importante che si intreccia con le caratteristiche sociali e geologiche del territorio dove è ubicata: il Monte Amiata. L’azienda fu infatti creata per dare lavoro agli ex minatori che estraevano il cinabro dalle viscere dell’antico vulcano, utilizzando per il riscaldamento delle serre l’energia geotermica prodotta naturalmente nel sottosuolo.

Un progetto virtuoso, economicamente ed ecologicamente sostenibile, che guarda al futuro basando la propria produzione su metodi innovativi, energia pulita e sulla passione dei propri lavoratori.

Il filmato, attraverso le testimonianze di ex minatori, di tecnici e con le suggestive immagini dei siti minerari e delle serre, ripercorre la storia di quella zona della Val d’Orcia dove, agli inizi del secolo scorso, si verificò una rinascita economica grazie all’estrazione del cinabro e la distillazione mercurio; solo successivamente, purtroppo, si scoprì che tale attività mineraria comporta un’inaccettabile ricaduta sull’ambiente e sulla salute. Da qui la narrazione della chiusura delle miniere e i progetti di utilizzare lo stesso vapore geotermico che dette origine ai depositi metalliferi, per produrre energia elettrica e termica che ancora oggi riscalda 23 ettari di serre, dove crescono piante ornamentali di delicata e particolare coltura; impresa di successo, che ha offerto lavoro agli ex minatori e nuove opportunità di sviluppo per tutta la valle.

IL TERRITORIO

FLORAMIATA si estende nella valle del fiume Paglia a sud della provincia di Siena nel comune di Piancastagnaio (www.prolocopiancastagnaio.it). Immersa in un paesaggio di straordinaria bellezza alle pendici del Monte Amiata è circondata dalle crete senesi e la limitrofa Val d’Orcia, in un territorio di confine tra le provincie di Siena e Grosseto (Toscana), l’alta Tuscia viterbese (Lazio) e l’Umbria.

Il Monte Amiata, (1738 metri s.l.m.) è il più alto rilievo della Toscana meridionale. Al contrario degli altri rilievi toscani è composto da un apparato vulcanico costituito oltre che dalla Vetta anche da una serie di rilievi minori; questa montagna rappresenta all’interno della fascia tosco-laziale con “anomalia termica positiva”, il “baricentro” più significativo del vulcanismo quaternario; infatti le temperature al tetto del potenziale serbatoio sono superiori a 250°C.

Nella scelta di questa zona sono state quindi determinanti sia la possibilità di utilizzare la geotermia una fonte energetica ideale per un insediamento serricolo di grandi proporzioni, che le condizioni climatiche favorevoli alla produzione floricola, oltreché la posizione geografica ben collegabile con i mercati italiani e internazionali.

LE MINIERE

Il Parco Nazionale delle Miniere dell’Amiata si estende nella campagna limitrofa al Comune di Abbadia San Salvatore, territorio nel cui sottosuolo per circa un secolo, dal 1870 al 1970 si è scavato per estrarre il cinabro, il solfuro da cui veniva ricavato il mercurio. Il distretto minerario dell’Amiata è uno dei più importanti del Mondo, conta 12 miniere ed oltre 50 aree di ricerca. Per un certo tempo le miniere del monte Amiata arrivarono a produrre il 50% dell’intera produzione mondiale di mercurio, restando comunque le prime fornitrici per alcuni decenni, superando così i volumi produttivi di Almaden in Spagna. Negli anni ’70 si aprì una crisi del mercurio a scala mondiale causata principalmente dalla tossicità del minerale, e dall’arrivo sulla scena di nuovi produttori dei paesi in via di sviluppo in grado di praticare prezzi concorrenziali. A causa di queste difficoltà l’intero bacino mercurifero del Monte Amiata, compresa la miniera di Abbadia San Salvatore, cessò definitivamente la sua attività nel 1972.

Nel 2002 è stato costituito il “Parco Nazionale Museo delle Miniere dell’Amiata” che, oltre alla messa in sicurezza, il recupero dei manufatti e la tutela ambientale dei siti minerari, ha l’importante compito di conservare la memora storica di questi luoghi oltre che la valorizzazione ai fini turistici del territorio del Parco.

www.parcoamiata.com

Dal Rosso cinabro all’argento vivo

LE TERME

L’Amiata offre numerose sorgenti di acque termali caldissime (dai 37 ai 45°C), frutto della residuale attività vulcanica che continua a sopravvivere all’interno della montagna.

Queste acque termali, ricche di zolfo e di altri elementi curativi, sgorgano ancora oggi in prossimità di quasi ogni borgo, da Bagni di San Filippo, a Bagno Vignoni, da Santa Fiora a Saturnia. Ognuno di questi paesi ha sviluppato un sistema di raccolta delle acque termali che ha permesso la nascita moderni centri della salute, con piscine, saune, sale-massaggio e così via; eppure, per i più avventurosi, esistono ancora molte sorgenti, tra i boschi o in aperta campagna, dove tutto è rimasto immutato da migliaia di anni.

www.terresiena.it/it/amiata