Phalaenopsis3
Phalaenopsis

Phalenopsis

 

 

Preferiscono la luce diffusa ed è meglio evitare il sole diretto.

 

 

Una volta al mese durante la stagione calda con fertilizzante liquido completo.

 

 

Annaffiare bene durante la stagione calda, in autunno ed in inverno è sufficiente mantenere umido il substrato.

 

PHALENOPSIS
VP/12 H= 50/60 CM

 

La bellezza dell’orchidea rende questa splendida pianta una tra le più apprezzate e gradite per ornare la propria casa. Questo grazie alla capacità del fiore di dare un tocco di eleganza all’ambiente e rendere più vivace e colorato l’intero appartamento.

Pur appartenendo ad un’unica famiglia botanica, quella delle Orchidaceae, esistono circa 20.000 specie raggruppate in ben 650 generi differenti. Per questo le orchidee sono le piante erbacee perenni più variegate per numero di esemplari e apprezzate in tutto il mondo grazie ai fiori meravigliosi che sono in grado di sviluppare.
La maggior parte sono originarie delle zone tropicali e sub-tropicali dell’Asia, Centro America e Sud America. Crescono abbarbicate ai tronchi d’albero o alle rocce. In Italia abbiamo circa 85 specie spontanee, distribuite nelle zone umide sia di montagna che in prossimità delle coste, molte delle quali estremamente rare e in via di estinzione e come tali protette dalla raccolta indiscriminata.

Il nome della più conosciuta e diffusa orchidea al mondo, la phalaenopsis, deriva dalla caratteristica forma ‘a farfalla’ del fiore (‘phalaena= farfalla e ‘opsis= simile) ed è stato coniato nel 1752 dal botanico Carl Ludwig Blumead che ammirò un esemplare di orchidea nell’isola di Giava, in Indonesia. La scoperta della pianta, però, risale al 1600 per merito di George E. Rumphis, un botanico tedesco che per primo descrisse e disegnò la bellissima pianta dell’Herbarium Amoinense’ assegnandole il nome di Angraecum album majus.

Lo stelo in genere è eretto, ma in alcuni casi è strisciante o rampicante. In diverse specie si trovano dei particolari steli tuberizzati che fungono da organi di riserva dell’acqua e delle sostanze nutritive.
Anche le radici hanno degli organi di riserva, i tubercoli radicali, dal cui particolare aspetto le orchidee prendono il nome (infatti in greco “orchis” significa testicolo); dei due normalmente presenti uno serve ad alimentare il germoglio del successivo anno, mentre l’altro ha nutrito la vegetazione in corso.
Le orchidee sono quasi tutte allogame (cioè ad impollinazione incrociata), per cui in natura mettono in atto tutta una serie di stratagemmi per favorire il contatto del polline con i pronubi (insetti, colibrì, pipistrelli, lumache), dal momento che la scarsa produzione di nettare dei loro fiori non consente di attirarli in altro modo; ad esempio in molte specie hanno un aspetto che ricorda le femmine di certi insetti, oppure altre emanano odori caratteristici che richiamano i maschi e hanno il polline ricoperto da una sostanza vischiosa cosicché aderisca al loro corpo.

Le foglie sono per lo più semplici, allungate e prive di picciolo. I fiori sono di forma, colori e dimensioni svariati, solitari o riuniti in infiorescenze, terminali o all’ascella delle foglie.

CURA

Le orchidee amano la luce ma non l’esposizione diretta ai raggi solari e le temperature dei nostri appartamenti d’inverno sono in genere soddisfacenti per le loro esigenze.
In ambienti riscaldati e durante la stagione calda, l’irrigazione deve avvenire da 2 a 4 volte la settimana, mentre nella stagione fredda si può ridurre ad una volta la settimana. Molto dannosi sono gli eccessi idrici che provocano ingiallimenti e degradazioni dei pseudobulbi, con fuoriuscita delle radici dal vaso. E’ inoltre importantissimo evitare che l’acqua ristagni nelle foglie o nei fiori, provocando così dei marciumi; si consiglia di usare acqua piovana e non di rubinetto, che contiene cloro a cui le orchidee sono particolarmente sensibili.
Prediligono substrati tendenzialmente acidi, soffici e ben aerati, poveri di elementi minerali; i materiali tendenzialmente impiegati sono costituiti da miscugli di torba, sfagno (muschio che cresce nelle torbiere), foglie e corteccia di conifere, radici di felci, terra di bosco.
In genere le orchidee sono poco esigenti in elementi nutritivi; la soluzione nutritiva ottimale deve contenere il doppio dell’azoto rispetto al fosforo e al potassio e va sostituita con una frequenza variabile da 7-15 giorni a 3-4 settimane, a seconda delle esigenze della specie e del periodo stagionale.

CURIOSITA’

Questo fiore ha da sempre suscitato curiosità ed attenzione.

  • Gli antichi Greci lo avevano denominato “kosmosandalon” (sandalo del mondo) per la forma di alcune specie simile a quella di una  scarpetta. Plinio il Vecchio riteneva l’orchidea un incrocio fra un coleottero ed un vegetale!
  • Da alcune orchidee rampicanti originarie del Messico (Vanilla planifolia, pompona, fragrans e imperialis) si ricava la vaniglia, essenza utilizzata per aromatizzare torte e creme. L’essenza di vaniglia si ricava da un procedimento complesso di lavorazione dei baccelli che nascono dall’impollinazione dei fiori e maturano in otto mesi. Altri cinque mesi sono necessari per estrarre la vaniglia dal baccello, per questo motivo, l’industria dolciaria utilizza ormai esclusivamente la vanillina sintetica.
  • Fin dall’antichità all’orchidea sono state attribuite virtù afrodisiache. Elisir d’amore, pozioni magiche e ricette contro la sterilità venivano preparate con radici e steli di orchidee, che simboleggiano dunque sensualità, lusso e ricercatezza
  • Nell’ottocento ci fu una vera e propria gara tra i ricchi dell’epoca, per possedere e sfoggiare le preziose orchidee. Questo dette vita ad un vastissimo giro d’affari, facendo nascere dei veri e propri cacciatori d’orchidee professionisti, i quali giravano in lungo e largo tra le foreste equatoriali alla ricerca delle orchidee più belle. Spesso, quando ne trovavano di particolarmente belle, cercavano di averne “l’esclusiva” raccogliendone quante più potevano e facendo distruggendo tutte le altre visibili, a volte nel raggio di chilometri. A causa di ciò molte specie tra le più belle sono diventate rare in natura. Alcune specie sono ora più numerose in “cattività”, grazie ai vivai dove vengono riprodotte per seme o meristema, che nel loro ambiente naturale. Ad esempio la Cattleya skinneri si trova nella maggior parte delle collezioni e dei vivai specializzati, mentre è diventata molto rara (e protetta) in natura.
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